16 Ottobre 2018

Scadenza vs Termine minimo di conservazione

Una delle più grosse ansie in materia di cibo, per una società consumistica come la nostra, è la data di scadenza. Controlliamo ossessivamente quella data ogni volta che cerchiamo un prodotto, specie se sappiamo che non lo consumeremo molto presto. La data di scadenza ci fa impazzire.

E poi c'è il termine minimo di conservazione. Come? Non sapete cos'è? Beh, è comprensibile, non tutti fanno caso alla differenza. Allora lasciate che vi spieghi.

La data di scadenza: quel 'da consumarsi entro' che non ci fa dormire

La data di scadenza implica un termine dopo il quale non è possibile consumare gli alimenti. E' una data tassativa, che non può essere ignorata. Anche un solo giorno può fare la differenza, perciò è bene sempre farci caso prima di consumare un prodotto alimentare.

Il termine minimo di conservazione: quel 'preferibilmente' che fa la differenza

Da consumarsi preferibilmente entro ... la gran parte di voi avrà sicuramente riconosciuto questa espressione. Sì, sembra del tutto identica a quella della data di scadenza, ma c'è quel 'preferibilmente' che cambia di molto le cose.

Per termine minimo di conservazione, il quale viene applicato solo e soltanto ai prodotti alimentari non deperibili, si intende un termine facoltativo, ovvero un’indicazione entro cui consumare il dato prodotto. La differenza tra la prima e la seconda definizione si pone nell’avverbio usato: la data di scadenza, come dicevamo, è tassativa, e non va mai, assolutamente, superata; il termine minimo di conservazione offre, come dire, un consiglio su quanto sarà possibile tenere il prodotto.

Data di scadenza vs. Termine minimo di conservazione: dove sta quale?

La data di scadenza è obbligatoria su tutti i prodotti alimentari deperibili, ovvero:

  • Latte e prodotti caseari in genere
  • Pasta fresca
  • Carni fresche
  • Pesce e prodotti di acquacoltura freschi

Per legge, i produttori devono indicare giorno, mese e anno, oltre che esplicitare le condizioni di conservazione (o la temperatura, nel caso dei prodotti da frigo).

Il termine minimo di conservazione (TMC) è presente soltanto sui prodotti non deperibili, i quali sono suddivisibili in base alla conservabilità:

  1. Meno di 3 mesi
  2. 3-18 mesi
  3. 18 mesi e più

Superato questo limite di tempo, è possibile comunque consumare il prodotto senza problemi, ma le proprietà dello stesso saranno ridotte, se non addirittura nulle.

Termine minimo di conservazione: i casi dubbi

Non tutti i prodotti alimentari si conservano allo stesso modo, l’abbiamo visto. Tuttavia, per alcuni, il TMC può dirsi alquanto variabile, come nei seguenti.

  • Succhi di frutta. Il TMC applicato a questi prodotti solitamente è 6-12 mesi, che però pare non tenere conto del fatto che le bevande già dopo 6 mesi iniziano a presentare un inasprimento o comunque un indebolimento del sapore.
  • Caffè e olio extravergine di oliva. Questi prodotti hanno un TMC molto più lungo (12-24 mesi), tuttavia anche qui riscontriamo problemi col sapore.

Quando invece è possibile ignorare il TMC senza troppi problemi?

  • Biscotti. Si può sforare di un paio di settimane rispetto al TMC di 8 mesi.
  • Pasta secca e riso. Qui il TMC è molto esteso: 24-30 mesi. Tuttavia è possibile sforare anche di un paio di mesi.
  • Surgelati. Generalmente possono essere consumati un paio di mesi dopo il termine di conservazione minimo.
termine minimo di conservazione

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Autore:Giovanna

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