08 Aprile 2019

Risparmiare con i Pir, lo fa ancora qualcuno?

Erano stati presentati come un’interessante scelta per poter promuovere, nello stesso frangente, una innovativa modalità di risparmio e un finanziamento dell’economia domestica. Peccato che, a distanza di due anni dalla loro introduzione (con la Legge di Stabilità 2017), quasi nessuno parla più dei Pir, i Piani individuali di Risparmio, che avevano la doppia finalità di incentivare l’investimento a medio lungo termine da parte delle famiglie italiane, e far affluire nuovi capitali in favore dell’economia domestica, dinanzi alla garanzia di benefici fiscali per i sottoscrittori che sono (erano) disposti a confermare il proprio impiego per almeno 5 anni.

L’ultima Legge di Bilancio ha però complicato le cose. Ai paletti già fissati all’inizio con la Legge di Stabilità 2017 (ovvero, il 70% del patrimonio conferito nel Pir ad azioni o titoli di debito di società italiane o presenti in Italia, e il 30% di tale quota a strumenti finanziari emessi da società a piccola e media capitalizzazione in Italia), si aggiungono infatti la necessità che i nuovi Pir investano almeno il 3,5% dei propri asset in fondi di venture capital, e un altro 3,5% in azioni di Pmi quotate in mercati non regolamentati.

Anche in vista di tale stretta, molti operatori si sono tirati indietro. E attendono magari il lancio di nuovi prodotti già annunciati, gli Eltif, fondi chiusi in cui l’investitore è vincolato per l’intera durata dell’investimento, compreso tra 6 e 7 anni nel caso di prodotti già lanciati. Funzionerà?

pir


Autore:Roberto

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